Riprendo un brano che ho già postato del libro “Viaggiare e non partire“:
“«Non si sta bene che altrove» ha detto qualcuno: è un programma, una dichiarazione di fede o di sfiducia. Da sempre anime inquiete trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra a frequenze inconsuete. L’inaspettato, lo sperdersi, ci fa sentire più vivi, attiva i sensi, sconquassa i pregiudizi. Lo spaesamento rompe gli schemi mentali in cui incaselliamo il mondo…
Si incontrano nuovi odori, nuovi sapori, cambiano le regole del gioco. Dobbiamo imparare molto, nulla è più scontato, neppure prendere un autobus o ordinare un piatto al ristorante. Nessuno ci conosce, nessuno connette il nostro volto a una storia, a un nome. La vecchia identità non funziona più, veniamo visti e guardati in modo nuovo, vediamo e guardiamo in modo nuovo.
Può essere un momento per cercare un io più vero, più profondo, oltre i trucchi e le convenzioni. Oppure possiamo provare trucchi diversi, altre maschere, e in una libertà eccitante ben al di là di ogni carnevale esplorare altre vite possibili.”
Torniamo a casa dopo due settimane di Scozia. Tornare a casa, riporre i libri comprati, le cartoline, le fotografie, è la parte del ritornare che amo di più, perchè ancora vivi nel viaggio, che poco a poco si sedimenta in te lasciandoti un pò cambiato e un anche pò uguale, sei un pò cresciuto, hai messo su più cuore, storie da raccontare, emozioni da condividere e da tenerti per te. I ricordi quelli ce li portiamo ancora negli occhi, la Natura con la N maiuscola, le Highlands, le terre alte davvero, luoghi in cui percepisci chiaramente e distintamente che la presenza dell’uomo è talvolta superflua, qua l’uomo non può piegare la natura e si limita a viverci dentro. Ti senti piccolo ma allo stesso tempo un ospite coccolato. Alte scogliere a picco sul mare, immensi spazi a perdita d’occhio, chilometri attraversando il nulla, il verde nella sua espressione più netta, castelli e pecore, mucche, gabbiani, falchi e aquile, foche, cervi, cavalli, pioggia, sole, vento, ogni mattina la natura sceglie un nuovo scenario per le nostre giornate. Abbiamo mangiato piatti tipici ma anche nei market dei paesini, e a volte anche poco, e a volte anche nulla tanta era la voglia di vedere e farci strada.
Abbiamo sperimentato la guida a destra, pensavamo peggio, i primi giorni cerchi il cambio e la cintura di sicurezza dalla parte sbagliata, e ci devi un pò pensare prima di prendere le rotatorie nel verso opposto, poi col passare dei giorni diventa tutto un pò più naturale e pensi che alla fine è questione di abitudine, magari abituandosi a cambiare con la sinistra potremmo sviluppare maggiori abilità noi destrorsi. Abbiamo dormito sempre con il piumone e il riscaldamento acceso, e rientrare dai 13 gradi ai 33 in italia è stata un pò dura, quando si è aperto il portellone dell’aereo ho pensato seriamente di restarmene dentro!
Adesso non resta che selezionare le fotografie da tenere tra le quasi 1600 scattate, lo so sono tante, ma la passione della fotografia c’è, e non potevamo fare a meno di fermare quel momento e dire come Faust “fermati, sei bello!”.
Mi piacerebbe fare una sorta di diario fotografico su flickr di questa vacanza, quindi state sintonizzati perchè ci sono alcune foto che meritano davvero!







